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Pep Guardiola, la vita oltre il calcio

Pep Guardiola, la vita oltre il calcio

Pep Guardiola ha parlato come raramente aveva fatto prima, senza filtri, senza la protezione della panchina, senza il rumore del campo. Nell’intervista rilasciata alla piattaforma di criptovalute Okx, il tecnico catalano ha raccontato il suo presente e il suo futuro con una sincerità che segna un punto di svolta nella sua carriera. Dopo dieci stagioni al Manchester City, Guardiola ha deciso di fermarsi. E sembra davvero intenzionato a vivere una vita che non ruota attorno al calcio.

La pausa di Guardiola dopo il Manchester City

“Mi sto ancora sistemando ma sta andando abbastanza bene: mentalmente non mi manca nulla“, ha raccontato Guardiola, spiegando che non sente la necessità di tornare subito in panchina. Dopo una decade di successi con il City, il catalano ha scelto di prendersi una pausa, un tempo per sé, per la sua famiglia, per una vita fuori dai condizionamenti de calcio.

Guardiola abbraccia Donnarumma

A 56 anni, Guardiola guarda il mondo con una prospettiva diversa “Ho iniziato ad allenare quando avevo 37 anni: tutta la mia vita è stata sempre legata al calcio. Perché non provare a scoprire la vita, a essere felice o a sentirmi completo come essere umano, facendo anche altre cose?“.

Guardiola non chiude alla possibilità di tornare ad allenare, ma lo fa con una calma nuova.

“Forse tornerò ad allenare. Ma devo sentirlo, devo sentire che mi manca. Forse un giorno mi sveglierò e dirò: ok, voglio tornare. Ma ora non lo sento.“

Le voci che lo volevano vicino alla panchina dell’Italia sono state smentite con decisione. Oggi Pep non pensa a nessuna squadra, nessuna nazionale, nessun progetto. Pensa a sé. E questo, per uno come lui, è già una rivoluzione.

La famiglia al centro

Guardiola parla dei suoi figli, delle sue sorelle, suo padre di 95 anni, ancora presente, ancora un punto di riferimento.

“Voglio vedere molto di più i miei figli, mio padre ha 95 anni ed è ancora qui. Io non sono più giovane… la prospettiva cambia un po’.“

È un Guardiola che non parla di moduli, di pressing, di costruzione dal basso. Parla di tempo. Di vita. Di ciò che il calcio, nella sua totalità, gli ha tolto e dato allo stesso tempo. Parla di felicità, di completezza, di scoprire una vita che non ha mai vissuto davvero.

“L’unica cosa che so fare è giocare a calcio o allenare.“

È un Pep che non cerca più il prossimo trofeo, ma il prossimo momento.

Per il mondo del calcio, la pausa di Guardiola è un evento epocale. Non solo perché uno dei più grandi allenatori del XXI secolo si ferma, ma anche perché, da allenatore, Guardiola ha sempre anticipato le tendenze, nel gioco, nella gestione, nella comunicazione. Ora anticipa un’altra idea, quella che anche i più grandi, a un certo punto, hanno bisogno o voglia di fermarsi.

E quando un talento del calcio come lui dice “forse un giorno mi sveglierò e vorrò tornare”, il mondo del pallone non può fare altro che aspettare.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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