L’Argentina esulta dopo la rete di Lautaro all’Inghilterra che vale la qualificazione alla seconda finale consecutiva dei Mondiali: “Questa squadra continua a dimostrare di che pasta è fatta”. Il ct Scaloni: “Siamo unici. E non è arroganza: è cuore”
Lautaro e Messi, finita la partita e battuta l’Inghilterra, si abbracciano esausti. L’interista si gode il momento più intenso della carriera. Un Mondiale l’ha già vinto, ma decidere una semifinale che sembrava persa con un gol nel recupero è incredibile. Ecco le sue parole, riportate dalla Gazzetta dello Sport: “Questa è un’emozione molto forte, troppo forte da sostenere. Dopo aver segnato ho ripensato alla prima volta che ho comprato un paio di scarpette di calcio, è da allora che desidero segnare questo gol. È un sogno che si avvera, una gioia senza limiti. L’avevo detto a Medina in panchina: ‘Adesso entro e segno’. Ora ci aspetta un’altra finale. È qualcosa di magico”.
Lautaro ha davvero la felicità negli occhi. Una felicità intensa, profonda: “Sono un uomo e mi godo la vita. L’ho sognato questo momento, lo giuro. Anche Enzo ha segnato un gol fantastico e questa squadra continua a dimostrare quanto vale”. Poi una spiegazione tattica: “Gli inglesi si sono progressivamente stancati. Hanno pressato per 60 minuti ed erano esausti. Dopo il gol, si sono rilassati e questo ci ha dato più tranquillità. Abbiamo allargato il gioco e siamo diventati padroni della gara”.
Scaloni, incline alla commozione in condizioni normali, fatica a trattenere le lacrime. Ma stavolta nessuno lo prenderà in giro: “Sono emozionato. Questa vittoria è una gioia immensa per la nostra gente. Contro la Spagna proveremo a vincere ma è difficile fare più di quello che abbiamo fatto stasera. Dobbiamo ringraziare i nostri tifosi che ci hanno spinto quando tutto sembrava finito. L’amore per la nostra maglia ci impone di crederci sempre. Questo gruppo non smette mai di stupirmi, non ci sono parole per descrivere quello che hanno fatto oggi. Siamo veramente unici, abbiamo pescato tutto quello che avevamo in fondo al cuore”. Bisognerà farlo anche a New York, ma il cuore di quest’Argentina non ha limiti.